Privacy Policy

EVENTI

La Medicina Cinese

La storia dell’agopuntura in Cina

 

Le prime tracce

Agopuntura e moxibustione vengono citate per la prima volta in un testo scritto risalente al II secolo a.C., le Memorie storiche di Si Maqian, dove si menziona l'uso di "schegge di pietra". Reperti archeologici recentemente portati alla luce evidenziano che, con tutta probabilità, analoghi strumenti terapeutici venivano adotta­ti già 4000-6000 anni prima, agli albori della medicitia quando, accanto agli aghi di pietra, si utilizzavano anche frammenti di bambù.

La più antica opera di medicina, il Classico di medicina interna dell'Imperatore Giallo (Huangdi Nei Jing), redatto tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C., inscrive per la prima volta questa metodica terapeutica nell' ambito della medicina cinese. Nel testo si trova la descrizio­ne dei più importanti meridiani, dei diversi aghi (aghi di metallo) e delle tecniche di infissione; vengono inoltre fornite indicazioni circa l'im­piego di alcuni punti di agopuntura e sono indi­cati 160 punti classici. Nella forma tramandata­ci (risalente al XIll secolo), il "Cassico di me­dicina interna dell'Imperatore Giallo" consta di due parti, le "Domande Semplici" (Su Wen) e il "Perno spirituale" (Ling Shu Jing). La più anti­ca citazione dell'impiego dell'artemisia (Arte­misia vulgaris) per il "trattamento attraverso il riscaldamento dei punti di agopuntura" (Moxi­bustione) si ritrova negli scritti del filosofo Mencio (Meng Zi) del IV secolo a.C.

Circa 2000 anni fa autori anonimi compilarono il Classico delle difficoltà (Nanjing), un'opera nella quale per la prima volta si descrive in ma­niera approfondita la terapia basata su agopun­tura e moxibustione.

Il primo testo classico che può essere datato con assoluta certezza è il Classico dell'agopun­tura e della moxibustione (Zhenjiu Jiayi Jing) di Huang Fumi (215-282), il primo a contenere una terminologia chiara, un'accurata descrizio­ne topologica dei singoli punti di agopuntura e note sistematiche sul loro effetto. Nel frattem­po il numero dei punti classici di agopuntura era salito a 349 e la terapia con agopuntura e moxibustione era assurta a metodo di cura au­tonomo.

 

Nel corso dei secoli successivi vennero pubbli­cati raccolte e nuovi testi. La stampa a caratte­ri mobili, già diffusa in Cina a partire dal X se­colo, contribuì alla diffusione delle scienze. Nuovi manuali e altri materiali didattici servi­rono a rendere noto il sapere medico. Nel 1027, sulla base dell' opera di Wang Wei-hi, un erudi­to funzionario di corte, vennero fuse in bronzo due figure umane a grandezza naturale, sul­le quali erano indicati tutti i meridiani e i punti di agopuntura sotto forma di fori. Le figure di bronzo venivano rivestite esternamente di cera e riempite internamente con acqua: quando gli studenti delle scuole di medicina riuscivano in­fine a centrare i corretti punti di agopuntura, il liquido che fuoriusciva dalle aperture provava la giustezza del loro operato.

Nei secoli successivi vennero pubblicati altri importanti manuali: nel 1341 il famoso Tratta­to sui 14 canali di Hua Boren e, duecento anni dopo, Uno studio degli Otto Canali Extra di Li Shizhen (1518-1593), le cui affermazioni con­servano ancora oggi una indiscussa validità. Li Shizhen, famoso per le sue opere enciclo­pediche come il Compendio della Materia Me­dica (Bencaogangmu) si cimentò marginal­mente con il tema dell'agopuntura.

 

Riepiloghi e panoramiche

La rappresentazione dell'intero corpus del sa­pere raggiunse un momentaneo vertice nei se­coli XVI e XVIl. L'analisi dei risultati ottenuti nel corso dei secoli portò a opere enciclopedi­che come il Compendio di agopuntura e moxi­bustione (1601) di Yang Jizhou. In questo, co­me in altri lavori dell'epoca, la teoria della me­dicina tradizionale, dei punti e dei meridiani vennero rappresentate con una concisione e un'accuratezza fino a oggi insuperate.

I successivi manuali, soprattutto quelli di epoca più recente, non rappresentano un vero e pro­prio progresso. Al contrario, l'inserimento del patrimonio teorico occidentale, accompaguato dallo sforzo di fondere fisiologia occidentale e medicina tradizionale cinese, non ha condotto a un vero e proprio sviluppo, bensì a una confu­sa mescolanza.

 

Tradizione e terapia

Questa metodica, consistente nell'infissione di aghi a scopo terapeutico, viene resa nota in Eu­ropa per la prima volta nel 1657. Nell'opera di W. Pisos De utriusque Indiae (Amsterdam), l'argomento viene citato dall' olandese De Bondt, in riferimento al Giappone. Nel 1683 Willem Ten Rhyne, medico presso la Compa­gnia delle Indie Occidentali, redige un rappor­to approfondito nel quale non si limita all'e­nunciazione degli effetti clinici della terapia, ma introduce anche il concetto di "Agopuntu­ra", riproducendo la localizzazione dei punti e fornendo una descrizione, seppure a grandi linee, della concezione medica cinese. Andreas Cleyer, con l'opera Specimen medici­nae sinicae" del 1682, è il primo a pre­sentare una rappresentazione teorica della me­dicina cinese. Anche se nei trattati medici si trovano già inviti ad applicare questo metodo (Stefan Blancard, Lipsia 1692), sono necessari ancora cento anni prima che sia possibile di­mostrarne l'impiego in clinica.

Basandosi sugli studi di M. Dujardin (1774) e Felix von Vicq d'Azyr (1787), il medico parigi­no Louis Berlioz, padre del compositore, avvia nel 1809 studi clinici ad ampio raggio. La con­cezione meccanicistica del mondo influenza i medici, i quali impiegano l'agopuntura presso­ché esclusivamente nella terapia del dolore. Berlioz osserva tuttavia anche reazioni generali, come un miglioramento delle capacità di assor­bimento dei liquidi corporei, un aumento della diuresi e un generale effetto miorilassante.

Nei decenni successivi presso alcuni circoli medici parigini si diffonde un clima quasi eufo­rico nei confronti dell'agopuntura. Chevalier Sarlandière cerca di aumentarne l'efficacia con l'elettropuntura; adottando questa metodica, J. Cloquet tratta migliaia di pazienti e pubblica uno studio di oltre 300 casi, che comprende an­che affezioni gravi come convulsioni, epilessia e delirio.

La prima pubblicazione in lingua italiana risale al 1800 a opera del medico napoletano Caloge­ro Pingitore: un minuto opuscolo sull'agopun­tura cinese. In Germania invece viene tradotto nel 1824 A treatise on acupuncturation dell'in­glese James M. Churchill. Alla medicina scien­tifica occidentale manca tuttavia il quadro di ri­ferimento: la terapia dell'agopuntura non può essere integrata in un sistema causale-analitico che vive il proprio trionfo a partire dalla metà del XIX secolo. Fallisce così il primo tentativo di avvicinamento del mondo occidentale a que­sta antica medicina orientale.

La svolta ha luogo in Francia, grazie all' opera di Soulie de Morant il quale, dopo tre decenni di studi in Cina (1901-1931), porta per la prima volta nel proprio paese le basi teoriche fonda­mentali e una generica rappresentazione della fisiologia cinese.

L'opera di Morant costituisce così il libro di riferimento per l'intera Europa. In quegli anni (nel 1906) il medico italiano A. Della Valle pubblica Agopuntura cinese (Ed. Wassermann, Milano). Ma è solo nel 1974 che si ha il primo trattato vero e proprio in lingua italiana Primo corso di agopuntura, curato da Ulderico Lanza ed edito dall'Istituto di Anato­mia dell'Università di Bologna.

 

Orientamenti

Il rapporto con questa antica tecnica di tratta­mento viene in seguito determinato da conce­zioni dall'impostazione opposta: i riflessologi, dall'orientamento occidentale al pari dei medici cinesi che seguono lo stesso modello, cercano di porre alla base della comprensione dell'agopun­tura gli schemi e le concezioni della neurofisio­logia e biochimica occidentali.

Avendo provato con criteri occidentali l'efficacia del trattamento, vogliono integrare questo procedimento te­rapeutico nell'edificio della medicina occiden­tale e rinunciano al confronto con un sistema medico e concettuale totalmente differente.

I medici dall'impostazione tradizionale classica ritengono invece che, grazie all'intreccio ra­zional-deterministico dei criteri teorico-scienti­fici, la medicina empirica originaria sia suffi­ciente per i fenomeni che sono stati osservati nell'uomo per millenni e ai quali è possibile conferire una struttura interna, e che essa costi­tuisca il complemento alla medicina causale­-analitica. Vari manuali sono stati pub­blicati sul tema dell'agopuntura, la maggioranza dei quali si serve dell' approccio naturalistico occidentale come punto di partenza della propria rappresentazione; le altre opere si basano sulle affermazioni della tradizione cinese e sulla sintesi induttiva, ossia sul comprendere la medicina cinese come un sistema di corrispondenze.

 

Critica alla medicina

Un atteggiamento critico va sempre più diffon­dendosi nei confronti della medicina occidenta­le. Nelle nazioni maggiormente sviluppate, gli investimenti finanziari e l'impegno scientifico a favore della medicina hanno assunto dimen­sioni imprevedibili ma, nonostante tutto questo, lo stato di salute della popolazione continua a rimanere preoccupante.

 

Disturbi funzionali

Da diversi studi è risultato che due persone su tre dichiarano di non stare bene e lamentano di­sturbi dall'eziologia poco chiara, come males­sere, irritabilità, disturbi del sonno, esaurimen­to, vertigini, meteoropatia, cefalea ecc. Un cer­tificato di malattia su sette si riferisce al mal di schiena. Ma uno stato misurabile, che permetta di formulare una chiara diagnosi in senso occi­dentale, è rilevabile solo in una percentuale ri­dotta dei pazienti. Cosa capita a quei pazienti che, pur lamentandosi a ragione, non sono "ef­fettivamente" malati, ma presentano dei "di­sturbi"? Si tratta di oltre la metà della popola­zione che termina ogni visita medica senza es­sere stata capita e spesso senza essere stata cu­rata.

 

Patologie croniche

Un secondo problema è assillante: circa il 10 per cento della popolazione europea soffre di patologie croniche le quali,  nonostante siano "malattie riconosciute", nel migliore dei casi vengono solamente alleviate dalla medicina occidentale. Tipici esempi sono le affezioni reu­matologiche, l'asma, il diabete e le allergie, sempre più diffuse. Da alcuni decenni l'atten­zione di numerosi medici e scienziati è rivolta alla soluzione di questo dilemma.

 

Eziologia

Da oltre cento anni la medicina occidentale si serve in modo coerente di una metodica scien­tifica tratta dalle scienze naturali, la cosiddetta "analisi eziologica", o delle cause. Il  concetto chiave è la "misurabilità": al centro non viene posta la "salute"  del paziente, bensì la manife­stazione clinica. I pazienti vengono pertanto considerati sulla base dello stato dei loro orga­ni, rendendo necessaria la verifica di uno stato patologico con quanti più "hard data" possibili. All'interno di questo modello, però, non trova­no posto i pazienti che non presentano livelli ematici fuori dalla norma, una radiografia che evidenzi criticità, o i quali, per esempio, si la­mentano perché si sentono nervosi, irritabili, avviliti, depressi, sensibili al calore, incapaci di concentrarsi, o perché soffrono di dolori o infe­zioni.

 

La medicina cinese

Da oltre cento anni è venuto diffondendosi, dapprima timidamente e negli ultimi decenni con sempre maggior decisione, un approccio medico completamente diverso. La medicina cinese descrive da alcuni millenni l'uomo in quanto correlato integralmente alle energie dell'universo.

 

Yin e Yang

Essendo la raffigurazione dell'armonia natura­le, l'uomo contiene in sé il "principio" del cie­lo e della terra, ovvero il dualismo tra le pola­rità Yin e Yang. Semplificando, si può dire che i medici tradizionali cinesi considerano l'individuo come una "concentrazione di energia". Il medico cinese si interessa di tutti i fenomeni energetici, di tutte le espressioni immateriali, delle emozioni e delle funzioni vitali, perché possono evidenziare eventuali disarmonie della struttura energetica della persona.

 

Il Qi

I cinesi chiamano Qi il campo elettrico degli influssi energetici al quale è sottoposta ogni persona, il potenziale energetico che attraversa il corpo, come fiumi e laghi solcano il paesag­gio. Secondo le esperienze dei medici antichi, il Qi scorre con ritmo ciclico lungo Meridiani ben definiti dal centro del corpo alle estremità e viceversa. Tutte le azioni e i mutamenti del­l'individuo sono pertanto da intendersi anche come espressione del suo stato energetico. Obiettivo del medico non è effettuare misura­zioni sugli organi, bensì comprendere la situa­zione energetica e la distribuzione del Qi, e va­lutarla correttamente nel caso di una disarmo­nia. Tutte le affermazioni del paziente sono per­tanto rilevanti per il medico.

 

La struttura degli Organi interni

Nel corso dei secoli, la medicina cinese ha affi­nato lo studio dei sintomi, delle espressioni vi­tali e dei fenomeni, inserendo i loro messaggi in un chiaro ordine sistematico. L'uomo viene concepito in quanto parte del cosmo, integrato nel ritmo dell'universo. Il medico ordina le pro­prie osservazioni all' interno di un sistema di corrispondenze e identifica i relativi ambiti, gli Organi interni. I sintomi delle patologie in­dicano in modo specifico i punti deboli, i dan­ni e le disarmonie all'interno di questa struttu­ra di organi.

Egli determina inoltre i fattori patogeni e le possibili disarmonie, che possono produrre i sintomi caratteristici. Fondamentale per la dia­gnosi cinese è altresì la valutazione di tutte le di­sarmonie secondo il sistema delle Otto Regole.

 

La diagnosi

Il medico cinese, recependo tutto quanto a di­sposizione e valutando l'uomo nella sua inte­rezza, ha già da lungo tempo reso inconsistente la divisione dell'individuo in psiche e soma, che ancora domina fortemente la medicina oc­cidentale. Dopo aver rilevato le disarmonie energetiche e averle correlate al sistema di corrispondenze, egli giunge alla diagnosi cinese. Segno di una cultura medica adulta e matura e criterio di scientificità tout court è quello di po­tere integrare i dati raccolti in un sistema astrat­to di riferimento per poterne trarre delle con­clusioni. La premessa dell'agire medico in pre­senza di molteplici dati individuali è la formu­lazione di una diagnosi (con una terminologia inequivocabile). Nella medicina cinese, tutte le misure terapeutiche relative evidenziano questa struttura ordinante, così come sono indicate nella diagnosi, che sottostà a un unico paradig­ma. La descrizione dell'orientamento di un in­tervento terapeutico è il concentrato di un pro­cesso secolare.

Al fine di potere operare in maniera razionale ed efficace con le basi terapeutiche della medicina cinese è necessaria una precisa diagnosi in senso medico cinese. Senza diagnosi cinese, dal "tesoro della medicina cinese" (Mao Ze­dong) non si ha neppure terapia. Tutto il resto è una scelta incosciente e rimane eclettismo.

 

La terapia

A disposizione del medico vi sono diverse me­todiche terapeutiche. Accanto all'agopuntura, quella più comunemente utilizzata è la sommi­nistrazione di medicamenti naturali (di origine vegetale, animale o minerale), prescritti sotto forma di decotto in una formulazione comples­sa. Vengono impiegati inoltre in maniera mira­ta massaggi, diete e terapie basate sul movimento (Tai Chi, Qigong).

 

Premesse gnoseologiche e metodiche

La medicina cinese è  una medicina scientifica. Perché tale affermazione abbia fondamento, è necessario soddisfare tre requisiti (criteri scien­tifici).

1. La medicina cinese si rifà senza dubbio a un' esperienza clinica infinita. Per millenni, innumerevoli medici hanno annotato con dovizia di particolari le loro osservazioni sull'uomo per condensare infine tale sapere nei relativi com­pendi. Tali dati esperienziali vengono denomina­ti in ambito scientifico empirismo positivo.

2. Per dare una formulazione all'insieme di os­servazioni e affermazioni, è necessario un lin­guaggio speciale, un riferimento a convenzioni. Così come l'infinita quantità di esperienze tecniche di cui dispone la medicina occidentale può essere trasmessa solo attraverso l'impiego del sistema metrico, è necessaria una "nomen­clatura" per comunicare in modo "oggettivo" le esperienze cliniche positive di generazioni di medici cinesi. La creazione di norme è stata ne­cessaria dal punto di vista teorico e della storia della scienza.

3. Le affermazioni cliniche della medicina ci­nese e dell'agopuntura sono diventate una struttura scientifica solo nel momento in cui so­no state collegate le une alle altre in un sistema razionale. Per questo scopo era necessaria la creazione di una struttura astratta come il po­stulato degli "Organi" e dei "Meridiani". Attra­verso l'inserimento delle singole affermazioni in un sistema di riferimento chiaro e rigido si è soddisfatto il criterio dell'integrazione razio­nale dei dati di osservazione, ovvero della si­stematizzazione.

La terapia agopunturistica è stata la prima pratica medica cinese conosciuta in Occidente, ed essa resta anche la più considerata, non da ultimo per via del suo carattere esotico. Nel 1972 fece scalpore la storia del giornalista la­mes Reston, che si trovava al seguito del presi­dente americano Nixon durante il suo viaggio in Cina. Dovendo sottoporsi a un'operazione nel paese asiatico, Reston venne trattato con tecniche di agopuntura per la necessaria anal­gesia. Quando le foto che documentavano l'av­venimento fecero il giro del mondo, il tema di­venne una sfida per medici e scienziati. Si può sostenere che da quel momento l'agopuntura rappresenta una delle terapie di elezione per chi si occupa di terapia del dolore.

E’ possibile tradurre in maniera approssimativa il concetto cinese di Zhen Jiu con terapia con  agopuntura e moxibustione. Si tratta dell'effet­to meccanico (acus pungere, lat.: infiggere aghi, cin.: Zhen) e/o termico (moxa, dal giap.: mogusa, corrispondente al cin.: Jiu) esercitato su punti specifici del corpo. La medicina cine­se definisce tale effetto meccanico e termico sul corpo anche come terapia esterna (Wai Zhi), in contrapposizione alla terapia interna (Nei Zhi), ovvero l'impiego di medicine.

 

Obiettivi del trattamento

La terapia con agopuntura mira a influenzare il Potenziale energetico della persona. Dalla cute,

è possibile accedere al flusso di Qi all'interno del corpo, attraverso particolari incavi, avvallamenti o entrate. Il flusso energetico vitale scorre nei Meridiani lungo tragitti sottocutanei definiti topograficamente. Obiettivo del trattamento è raggiungere e modulare il flusso di Qi mediante l’infissione di aghi in zone cutanee specifiche del sistema, i punti di agopuntu­ra. La terapia è basata sulla valutazione diagno­stica: si eliminano i blocchi del Qi, si tonifica il Qi ovvero si elimina il Qi malato dal corpo.

L'agopuntura praticata nel mondo occidentale è molto distante da questi concetti: l'infissione degli aghi viene determinata da una diagnosi occidentale la cui validità è solo apparente. Questa forma di terapia con agopuntura si basa sulla visione occidentale del mondo, ovvero la riduzione di fenomeni complessi a dati misura­bili e la semplificazione delle diverse possibi­lità di influsso a modelli schematici. Un simile approccio verso la medicina cinese e i metodi terapeutici dell'agopuntura viene apprezzato e riconosciuto solo quando vengono soddisfatti i requisiti metodologici della scienza occidenta­le. Appaiono accettabili solo gli effetti che si possono spiegare attraverso precise tecniche di misurazione o che obbediscono a un modello neurofisiologico; tutte le altre osservazioni vengono volentieri inserite nel campo della fantasia. La credibilità di questo sistema è in­vece dovuta alla millenaria esperienza clinica dei medici cinesi e hai risultati positivi della lo­ro opera medica quotidiana.

 

Conoscenza medica

Il medico deve conoscere perfettamente il flus­so energetico, la posizione anatomica dei punti e deve avere un'idea precisa del possibile effet­to dei singoli punti di agopuntura. La descrizio­ne dell'effetto di ciascun punto di agopuntura è strettamente correlata alla definizione diagno­stica, pertanto la terapia con agopuntura e moxibustione può dispiegare la sua vera forza ed efficacia solo nel contesto della medicina cinese, cioè esclusivamente dopo l’effettuazione di una diagnosi cinese.

 

E’ possibile capire le strutture della medicina ci­nese solamente attraverso la comprensione dei suoi elementi linguistici e soprattutto delle con­venzioni, come Yin e Yang e i Cinque Elementi. Altre premesse sono la conoscenza degli Organi Interni (lat.: orbes) e dei Meridiani (lat.: sin-arteriae) con la loro fisiologia e le disarmonie patologiche, così come la conoscenza dei 361 punti classici di agopuntura (lat.: foramina) con la loro localizzazione, caratteri­stiche, azione, indicazioni e tecnica. Nel corso dei millenni essi sono stati gradatamente inseri­ti nel sistema complessivo della medicina cine­se e hanno acquisito una stabilità terapeutica matura sulla base di esperienze cliniche infinitamente estese e prolungate.

 

Tratto da “Atlante di agopuntura”, Ed. Hoepli

 

 

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of this site have already been set.

  
EU Cookie Directive Module Information